Picchiare l’arbitro
Sabato 5 Maggio 2007 alle 16:35 - pigot4
Spesso si sentono notizie di arbitri menati, che finiscono all’ospedale o che semplicemente escono dal campo malconci.
Questo non succede solo nel calcio ma in tutti gli sport, naturalmente, come purtroppo sappiamo, nel calcio questi casi succedono più spesso.
Ma cosa spinge un calciatore a menare un arbitro?
Spesso è solo vigliaccheria, spesso si tratta di un modo per scaricare le colpe della squadra che combina cavolate, spesso l’arbitro ha fatto qualche cavolata.
Ma una cosa è certa: l’arbitro è un uomo, che va in un campo, magari solo, senza nessun collaboratore (dalla promozione in giù l’arbitro non ha assistenti), spesso arriva con la sua macchinina o per i più giovani anche con i mezzi pubblici, va ad arbitrare una partita tra gente di 30/40 anni (non è facile per i sedicenni) e deve tirare fuori gli attributi per farsi rispettare in campo. Deve farsi valere e anche se sbaglia deve sapere tenere in mano il pallino della situazione.
A volte, però, capitano dei giocatori con la testa calda, gente che gioca semplicemente per dare fastidio. In quel caso un arbitro gli deve subito prendere le misure, buttandolo fuori il prima possibile, altrimenti la situazione degenera.
A volte capita che una partita calma si scatena all’improvviso, magari per qualche parola di troppo, anche in questo caso un arbitro deve essere in grado di trovare i responsabili e buttarli fuori.
Una cosa che un arbitro deve fare è stare sempre vicino all’azione così da avere la panoramica di tutto ciò che succede e in modo da farsi rispettare (difficilmente un giocatore può dire non era fallo se l’arbitro è a meno di un metro).
Ma spesso succede l’inspiegabile. Magari in una partita calma un calciatore impazzisce e fa questi gesti:
Come comportarsi in questi casi? Secondo me ci vuole subito un bel rapporto da parte dell’arbitro alla federazione in cui spiega bene tutto ciò che è successo e se possibile rincara pure la dose. Perchè questo? Perchè c’è gente che non sa giocare, c’è gente che con lo sport non c’entra nulla e va eliminata dallo sport. Inoltre, oltre a questo, in casi estremi l’arbitro può anche sporgere denuncia alle autorità (ed è una cosa consigliatissima).
Ma in Italia non tutto funziona bene, anzi spesso nulla funziona. Un arbitro che denuncia la cosa successa alla federazione va in contro a una serie di “guai”. La procedura è questa: vai in sezione e fai il rapporto, spieghi tutto ciò che è successo, il giudice sportivo decide e di solito per fatti come questi non si superano i 6 mesi di squalifica (???). Si avete capito bene: difficilmente si va oltre i sei mesi di squalifica a meno che il caso non ha fatto scalpore (difficilmente lo fa su campi di periferia). Il giocatore, vedendosi arrivare la squalifica fa ricorso (succede sempre) e qui iniziano i problemi per l’arbitro che viene chiamato in federazione anche più volte (la federazione è regionale, quindi ci sono da fare “viaggi” lasciando lavoro o scuola) in federazione ti ritrovi davanti tre persone che cercano in tutti i modi di metterti i bastoni tra le ruote e di farti dire cose che non corrispondono alla realtà, un arbitro giovane facilmente viene preso in inganno e la squalifica passa da sei a tre mesi. Ciò significa che dopo tre mesi un altro arbitro (o anche lo stesso!!!) si può imbattere nello stesso giocatore che, verso la categoria, ora prova anche odio.
Quale la possibile soluzione? Sicuramente per un arbitro squalificare e rincarare la dose così che in caso di sconti (ci sono sempre) torna alla pena “normale”. Da parte della FIGC meno negligenza e un po’ di coraggio e di rigore in più.
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